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Il mese d’ottobre è la chiave di ogni stagione cinematografica: escono i candidati agli Oscar, si avviano le competizioni nazionali per il miglior film, arrivano in sala le opere presentate a Cannes e Venezia. Quindi il nostro cartellone di ottobre è un antro delle meraviglie, nel quale presentiamo nuovi e vecchi film e offriamo suggerimenti al nostro pubblico per orientarsi nella babele di proposte del cinema italiano e internazionale.
Ken Russell e Derek Jarman
Dopo la presentazione a Cinema Ritrovato, torna in sala, in versione restaurata e director’s cut, I diavoli di Ken Russell. Incentrato su un processo per stregoneria nella Francia del Seicento, è uno dei film più incendiari della storia del cinema; basti ricordare che il patriarca di Venezia e futuro papa Albino Luciani deplorò la blasfemia del film e biasimò la Mostra del cinema per averlo proiettato in anteprima. A oltre mezzo secolo di distanza, la rappresentazione senza compromessi della corruzione del potere e dell’isteria collettiva usata come arma di controllo sociale, mantiene intatta tutta la sua forza sovversiva. Alla folgorante bellezza figurativa del film contribuirono in maniera determinante le imponenti scenografie curate dall’allora valente pittore Derek Jarman, al suo primo contatto con il cinema professionale. Di lì in avanti il grande schermo diventerà per lui il principale terreno in cui sperimentare, osare, provocare. Tra i suoi tanti meriti, c’è anche quello di aver offerto a Tilda Swinton il suo primo ruolo cinematografico nel suggestivo Caravaggio. Celebriamo dunque con un doppio omaggio il cinema libero, visionario e anticonformista di Russell e Jarman, due artisti inglesi che segnarono profondamente l’immaginario europeo degli anni Settanta e Ottanta.
Digger: il film della stagione?
Dopo due anni di lavorazione, Digger di Alejandro González Iñárritu si annuncia come uno dei film più importanti della stagione; per il cast stellare (Cruise, Hüller, Plemons, Goodman…) e per il tema che affronta: l’uomo più potente del mondo ha provocato uno spaventoso disastro ambientale e intraprende, su richiesta del presidente degli Stati Uniti, una missione per dimostrare di essere il salvatore dell’umanità. L’uscita del suo ottavo lungometraggio ci offre l’occasione per dedicare una retrospettiva integrale a un autore che nel 2000, con il suo strabiliante film d’esordio Amores perros, attirò l’attenzione internazionale sul cinema messicano.
Viaggio a Fatherland
Anche il nuovo film di Paweł Pawlikowski è in bianco e nero e ambientato nell’Europa della Guerra fredda; ma questa volta sembra sfidare ogni regola dell’industria cinematografica del presente: è un’opera colta, densa, di poco più di ottanta minuti. Racconta il viaggio che Thomas Mann compì nell’estate del 1949 per ricevere a Francoforte il premio Goethe. Fu il suo primo ritorno in Germania da quando nel 1933 si era trasferito prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti. Assieme alla figlia Erika si recò anche a Weimar, nella zona di occupazione controllata dall’Armata Rossa. È un film sullo spaesamento, su uno scrittore che aveva raccontato magistralmente un paese che non esisteva più. Pawlikowski ricostruisce magistralmente quel momento della storia, della vita del maestro di Lubecca, dei suoi figli Erika e Klaus, e di Gustaf Gründgens, attore tedesco già marito di Erika, sostenitore del nazismo e protagonista del romanzo di Klaus, Mephisto. Abbiamo quindi allestito una rassegna che ruota attorno ai luoghi e ai protagonisti del film, ma anche alle opere dei Mann, con un omaggio ad Hanns Zischler, attore e studioso di Kafka, che offre un’interpretazione sublime, tutta in sottrazione, dell’autore dei Buddenbrook.
Welles e il film del mese
Riportiamo in sala L’infernale Quinlan, uno dei capolavori di Orson Welles, che vanta uno dei più perfetti piani sequenza della storia del cinema; un film che stravolge le regole del noir, dando più luce al cattivo che all’eroe e che regala a Marlene Dietrich quello che forse è il suo ultimo grande ruolo. Secondo Italo Calvino è un’opera sulla dittatura e su Stalin; certamente possiamo dire che Welles inventa un personaggio – quello del poliziotto corrotto e infame che però arriva alla verità prima degli altri – destinato a un grande futuro. La presentazione di questo film straordinario, in una versione vicina a quella voluta da Welles, ci dà l’occasione di proiettare tutti i suoi lungometraggi e il documentario The One Man Band, preziosa testimonianza dei tanti progetti abbandonati dal regista di Quarto potere.
Varda/Demy – Betti/Pasolini
La nostra lunga esplorazione dell’opera di Agnès Varda arriva al capitolo Demy e a Garage Demy, toccante lettera d’amore, realizzata mentre il regista, malato di AIDS, stava per morire. È un film sulla sua giovinezza e sul fuoco creativo. Raramente l’avvio della passione artistica è stato narrata con tanta intimità e Agnès sa farlo usando la finzione e il documentario, con una dolcezza e una sapienza che ci commuovono. Mentre la mostra Le bolognesi volge al termine, presentiamo il nuovo documentario di Peter Marcias dedicato a Laura Betti, un’altra artista che ha contribuito in maniera determinante alla trasmissione dell’opera della persona amata, Pier Paolo Pasolini. Un film importante perché restituisce a Laura la sua dimensione di artista in rivolta, di bolognese in fuga, di cantante, performer e attrice irripetibile.
Come accade puntualmente, non sono riuscito a parlare della maggior parte del programma: dei festival che ospitiamo (WeWorld, Gender Bender e Archivio Aperto), di Pietro Germi, delle matinée domenicali, di I(n)soliti ignoti… Ma non posso che concludere spronandovi a vedere un film necessario, Naza, di due giovani ed eroici cineasti israeliani.
Buone visioni!
Gian Luca Farinelli
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