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Capire l’America degli anni Settanta senza il cinema di Robert Altman è praticamente impossibile. A dire il vero il grande autore, allergico a Hollywood e a qualsiasi regola costituita del cinema tradizionale, ha fatto di tutto per spiazzare le attese. M*A*S*H parla della guerra di Corea ma ci vuole poco a capire che sta dissacrando la tragedia del Vietnam. Anche gli uccelli uccidono sembra una fantasia strampalata e favolistica ma spiega come nessun altro la solitudine metropolitana. I compari torna all’Ottocento per rivoltare come un calzino il mito della nazione con il suo “destino manifesto”. In Il lungo addio, la trama gialla conta zero, mentre le nuove mode californiane sono il vero oggetto di studio altmaniano. California Poker è la scatola nera del decennio: in un’America dominata dal capitalismo truffaldino, vivere da bari è l’unica risposta a un mondo falsamente perbenista. E Nashville è un documento indimenticabile di verità artistiche e radici culturali. Sarà con America oggi che Altman – via Carver – prenderà la temperatura degli Stati Uniti vent’anni dopo, trovandola sempre malata.
Roy Menarini
(Brewster McCloud, USA/1970) di Robert Altman (104′)
(The Long Goodbye, USA/1973) di Robert Altman (112′)
(USA/1975) di Robert Altman (159′)
(USA/1970) di Robert Altman (116′)
(McCabe & Mrs. Miller, USA/1971) di Robert Altman (120′)
(USA/1974) di Robert Altman (108′)
(USA/1970) di Robert Altman (116′)
(USA/1993) di Robert Altman (187′)
(USA/1970) di Robert Altman (116′)
(USA/1970) di Robert Altman (116′)